CALLIGRAFIA, LETTERING, SCRIVERE A MANO

pubblicità - editoria - fashion - eventi di gala - matrimoni

calligrafia a pennino per pubblicità, di Chen Li, 2007

MA IN FONDO COS'È LA CALLIGRAFIA? TUTTO

busta calligrafata a mano con pennino e inchiostro sepia

Calligrafia lettering tipografia caratteri stili parole. La calligrafia è una scusa per guardare al mondo con occhi nuovi, mescolando stili, culture, punti di vista per arrivare a un’elevazione del livello culturale generale, come fa il buon design: silenziosamente. Grazie alla mia sperimentazione nell'arte ho cercato di rendere anche la calligrafia e le sue piccole applicazioni come un momento importante per me che scrivo e anche per chi riceve il mio lavoro.

A CHI SI RIVOLGONO I SERVIZI DI CALLIGRAFIA DI CHEN LI STUDIO?

Aziende

Progettazione logo aziendale e immagine coordinata, sito web, 
cataloghi, brochure, calendari, gadget.

Agenzie di Pubblicità

ideazione e realizzazione di layout ed esecutivi di loghi e scritte calligrafiche in stili personalizzati su brief del cliente.

Agenzie di Stampa

compilazione in calligrafia di indirizzi e nominativi per eventi di gala, eventi fashion ed eventi aziendali di pubbliche relazioni.

calligrafia formale con pennino, alfabeto 2009

 Wedding Planner

servizio di calligrafia per inviti, partecipazioni di nozze, menu, tableau mariage.

Sposi

servizio di calligrafia per inviti, partecipazioni di nozze, menu, tableau mariage.

Registi, designer, artisti

Creativi e designer che avete un vostro progetto nel cassetto, sono aperta a collaborazioni che ci aiutino a crescere insieme, con il nostro talento.

PORTFOLIO - FASHION E EVENTI DI GALA

Kylie Minogue mostra un invito di cuoio arancione con il suo nome scritto a mano da Chen Li per Emilio Pucci

Servizio di calligrafia per eventi di gala dal 1995 e di moda dal 2008

PORTFOLIO - PROGETTAZIONE LOGHI E IMMAGINE COORDINATA

CALLIGRAFIA, APPLICAZIONI: BELLE SCRITTE, MESSAGGI, TITOLI, LOGHI E MARCHI, BRUSHLETTERING, PACKAGING, NOMI, PIEGHEVOLI PUBBLICITARI, INVITI, LIBRI E COPERTINE, OPERE D'ARTE, PUBBLICITÀ, E TANTO ALTRO.

una bella calligrafia svolazzante in nero su bianco

La bella scrittura storica

scritta per evento Jazz, di Chen Li

Gesto

inviti neri personalizzati con calligrafia oro

La parte più importante del nostro messaggio

il logo dell'evento Artisti al Castello di Piobesi scritto con pennino a più colori

Parole dove significato e significante diventano tutt'uno

progetto calligrafico per confezioni natalizie

Calligrafia fresca e che racconta il nostro tempo

progetto calligrafico pittorico per quaderno TNT
logo di Bardonecchia B realizzata da Chen Li

Forma e contenuto creano una miscela piena di energia

logo Courmayeur

L'energia della mano che scrive

progetto artistico in collaborazione Chen Li con il fotografo Davide Dutto foto e scritt su muro

Calligrafia è arte

logo cuore femmina realizzato da Chen Li

Calligrafia contemporanea e storica: due approcci completamente diversi, ma entrambi di grande bellezza

progetto folder e calligrafie

La calligrafia può completare un progetto di grafica rigoroso

progetto stile di scrittura per pubblicità con calligrafia personalizzata

La Calligrafia è uno stile di vita

INCONTRI: CHEN LI, QE MAGAZINE, MONACO

di Silvia Giordanino, giugno 2019

      1. Come è possibile per te seguire il segno e la parola due cose così diverse eppure così affini?

      R: Grazie Silvia di questa domanda, perché proprio la parola e l’amore per i libri mi hanno portato ad avvicinarmi alla calligrafia, che è parola e scrittura. Poi dopo quattro anni, nel 1998, mi sono resa conto che la vera forza della calligrafia è nel segno e che il segno sta alla scrittura come il microcosmo sta al macrocosmo. Ovvero il segno è la base di qualunque scrittura.

      lettering di stile di scrittura realizzato a mano da Chen Li con ritmo dinamico in bianco e nero

      2. Sei stata in tutto il mondo. Quale è stata la tua formazione più importante?

        Forse quella in Olanda a Delft, alla Fondazione World Art Delft per una residenza artistica internazionale. Ho potuto lavorare con molti artisti di varie nazionalità e formazioni, vedere il loro metodo, apprendere tecniche, visioni culturali, cibi, lingue, gusti. È lì che ho capito che volevo andare nel contemporaneo perché ancora mi dava la gioia di esplorare, di cercare nuove strade non percorse da altri. Poter continuare il racconto con parole nuove e non solo ripetendo esperienze di grandi uomini del passato. Volevo raccontare il mio tempo ma con la scrittura, che è antichissima.

        3. Quale è stata la tua mostra più importante?

          La mostra più importante è stata quella alla Triennale Bovisa a Milano nel 2009, perché per la prima volta ho avuto la percezione di un respiro più ampio, la visione museale, di un linguaggio progettato per raccontare una storia nel luogo principe dell’arte contemporanea. Il contemporaneo si può fare solo pensando già al luogo, al sito. Tutto diventa parte dell’opera. Il rispetto dello spazio espositivo, capire il suo spirito è fondamentale. Arrivavo però preparata da un’esperienza di laboratorio con Cesare Pietroiusti sull’abolizione dell’autocensura nelle pratiche artistiche. Dunque ero libera da preconcetti e con grande voglia di raccontare a mio modo la mia visione. E per la prima volta ho lavorato con l’installazione in un luogo di grandi dimensioni (15x35 m). Era lo spazio che decorava le mie fotografie, le mie scarpe-sculture in gesso e l’installazione della camicia da notte dedicata ad Alda Merini. Lo spazio era il terzo elemento.

          4. Quale è stato l’incontro più importante? Con quale dei tuoi committenti?

            Tutti gli incontri mi hanno fatta crescere umanamente e professionalmente. Non posso non ringraziare Luca Guadagnino che mi ha chiamato per scrivere i titoli di testa del suo film “Call me by your name”. Sono diventata famosa in tutto il mondo scrivendo a mano per questo film di culto, tutto grazie a Luca e alla sua sensibilità e professionalità.

            5. Hai lavorato anche con i bambini: quanto i bambini devono essere sensibili al segno?

              Un altro incontro importante è stato sicuramente con la dott.ssa Giannetta Ottilia Latis, la direttrice dell’Accademia dei bambini alla Fondazione Prada. Neuropediatra e appassionata di architettura e arte, dotata di una naturale sensibilità per persone e cose, la dott.ssa Latis mi ha invitata a tenere un ciclo di laboratori sul segno e la scrittura perché considerava importante per il bambino e il suo sviluppo imparare a scrivere a mano, a tracciare segni per imparare a scardinare i muri invisibili che crescendo ci costruiamo. Insieme alla squadra della Fondazione Prada e soprattutto dell’Accademia dei bambini e dei bambini stessi abbiamo costruito qualcosa di molto importante: il viaggio famoso dal segno alla scrittura, fornendo strumenti, il luogo, le motivazioni, la bellezza ai bambini e anche ai loro genitori. Abbiamo sparso i semi. E io ho capito che in vent’anni di lavoro avevo accumulato un’esperienza adeguata al percorso sia sul segno, su cui ho consumato chilometri di carta, e sull’insegnamento ai bambini, che considero la vera risorsa del nostro futuro.

              segni a pennello aperti e chiusi in inchiostro nero, Chen Li

              I bambini nascono sensibili al segno, come quando vanno in acqua e sanno già nuotare. Queste magiche capacità si affievoliscono con gli anni, con la vita frenetica e incalzante. I loro morbidi piedini si adeguano a camminare sulla terra e le dita a digitare sulle tastiere. Prima che tutto ciò accada è bene ricordare loro che le mani che hanno sono strumenti formidabili che sanno lavorare in coordinazione con cervello cuore e occhi. All’insegnante sta l’abilità di capire l’allievo, i suoi talenti, la sua sensibilità, i suoi desideri e guidarlo nella direzione che gli appartiene, non nella propria.

              6. Ormai hai una progettazione ventennale. Che consigli puoi dare ai giovani che vogliono avvicinarsi a questa professione?

                Studiare, prepararsi una buona cultura generale, possibilmente eccellere, perché la scrittura e la calligrafia non sono per tutti. La calligrafia ci sceglie.

                7. Come è accaduto di essere autrice dei titoli di testa del film CALL ME BY YOUR NAME di Luca Guadagnino?

                Luca Guadagnino è un autore sensibile e ha una visione artistica di grande livello. Quando mi ha contattato conosceva già il mio lavoro e io ero così timida. Ma tutto il suo staff era così alla mano e affabile che mi ha ricordato l’ambiente artistico in cui mi sento così al sicuro. Sono stata invitata a Crema, così ho potuto visitare la città, entrare nello spirito del luogo, visitare la casa di Moscazzano, questa grande villa ancora da allestire, con tutti gli oggetti in cucina sul tavolo. A una prima occhiata avevano tutti una storia importante dietro di bellezza e di qualcuno che li aveva progettati con cura, accarezzati, ed erano tra loro in perfetta sintonia. Ero sul set. Quale migliore luogo per sentire il film? Con quel giardino meraviglioso. L’Italia riserva sempre delle belle sorprese.

                8. Raccontaci del tuo lavoro con gli stilisti: stile e esagerazione. Come è lavorare con loro?

                  Gli stilisti, che ormai si chiamano designer, sono dei veri e propri manager che hanno una parte creativa molto forte, come nell’arte, che crea gli stili e le tendenze e una parte che deve essere attenta al mercato. I designer sono dei veri professionisti che hanno lavorato molto per arrivare dove sono, esattamente come in ogni altro campo. Vedo fashion e arte molto vicini come ambiti: tutte e due sono una creazione dell’intelletto umano, entrambi raccontano il nostro tempo, i designer vogliono raccontare una loro storia, un loro stile. Imporsi. L’esagerazione fa parte del gioco, in un campo creativo come si può porre limite alla creatività. Ricordo sfilate che sono performance straordinarie degne della migliore arte contemporanea, con un concept, una squadra di persone che lavorano insieme per pochi minuti di spettacolo. La prima volta, a una sfilata di Emilio Pucci con Peter Dundas mi sono commossa. Perché ho capito davvero cosa vuol dire la moda: la stessa visione che hanno gli artisti, solo che si tratta sempre di cose indossabili. Jeremy Scott ha affermato di fare arte usando il media della moda. E vedendo il suo lavoro per Moschino viene da dargli ragione. Visionario e dissacrante mantiene l’ingenuità del bambino che gioca con le bambole. Lavorare con loro significa adeguare i ritmi e la visione sul loro termometro. Sono stata fortunata con Peter Dundas perché ha capito perfettamente il mio lavoro e che ero strumento per lui per raccontare la sua sfilata, anche con la scelta dello stile più vicino possibile alla sua collezione, alla sua visione di donna. Ho cercato di scrivere come avrebbe scritto lui se avesse avuto il tempo di scrivere i suoi inviti e curarli come cura ogni pezzo della sua collezione. È stato bello essere parte di questa creatività. Di questa giostra per adulti che è il mondo della moda.

                  Silvia Giordanino 
                  QE Magazine, Monaco

                COSA SAPPIAMO DELLA CALLIGRAFIA? LA BELLA SCRITTURA A MANO FATTA DI FORMA CONTENUTO.

                Inserito da  Edmondo Bertaina | 23 Gen, 2019 |  .ArteFashiongalleria home page |   |     Gazzetta di Torino

                    Della calligrafia, cosa sappiamo? Per rispondere in modo adeguato abbiamo interpellato un’artista nata in Cina ma ormai torinese a tutti gli effetti. Chen Li.

                    Chen Li al lavoro su una scultura in plexiglass, Chen Li

                    Cosa si intende quando si parla di calligrafia e come hai incontrato questa forma di scrittura?
                    La calligrafia dal greco kalos (bello) o kallistos (bellissimo) + grafia (segno, scrittura)  dunque “segno bello o bellissimo”, o “bella scrittura”. Dunque è la ricerca della bellezza della scrittura, ma cosa vuol dire bella? Per me che ho studiato gli ideogrammi cinesi la bellezza della calligrafia sta sia in alcune regole e nell’armonia dei tratti, che però devono essere connessi anche al significato della parola che rappresentano, cioè devono essere un tutt’uno significato e significante.
                    Forma e contenuto. Ho scoperto la calligrafia occidentale attraverso alcuni maestri francesi e il loro lavoro bellissimo a metà tra carattere e lettera dipinta. Penso a Jean Larcher e a Bernard Arin, maestri calligrafi, disegnatori di caratteri, grafici e artisti. Io volevo diventare come loro, o almeno respirare quel mondo. Al Politecnico [di Torino] ho poi approfondito la storia della scrittura che è indispensabile per capire la calligrafia.

                    Che cosa rappresenta davvero questa forma d’arte ?
                    La calligrafia nel passato, da quando esiste la scrittura, 7000 a.C., ha avuto un ruolo importantissimo di documentazione storica, di racconto dell’uomo e delle sue vicende. Pensiamo agli antichi egizi e la loro scrittura, oppure alla scrittura cinese, nata per scopi religiosi e poi sviluppatasi per raccontare la storia delle dinastie cinesi. La scrittura dei romani, nelle diverse forme: maiuscola capitale, rustica, quadrata, corsiva, onciale. Ogni scrittura è una variazione dell’alfabeto, uno stile, un nome, un’epoca storica, come in architettura. Oggi la calligrafia si basa su questi stili storici e allo stesso tempo si arricchisce di modelli, come i tag dei writers per intenderci. La calligrafia può essere sia copiare i modelli storici, sia creare nuove forme più contemporanee oppure uso della lettera come mezzo per fare arte.
                    Oggi è tornata di moda grazie a molti personaggi pubblici che la citano come elemento importante: da Steve Jobs per la creazione del design del Mac, a Megan Markle, principessa reale che, tra un ruolo e un altro da attrice, lavorava come calligrafa per eventi e matrimoni.
                    Oggi la calligrafia rappresenta un nostro bisogno di recuperare l’uso delle mani e della nostra umanità. La bellezza è diventata protagonista nei selfie, nei social, nella moda, nel cibo, nell’architettura, nelle opere d’arte pubbliche. Vogliamo circondarci di bellezza ovunque, anche nella scrittura.
                    Come si innova un modello ?
                    Innovare un modello significa prendere la sua forma storica e renderla attuale. Come prendere uno stile architettonico antico o un abito d’epoca e attualizzarlo. Non è possibile con tutti gli stili e occorre studio e preparazione culturale sul passato e sul presente e il gusto per creare un vero modello contemporaneo. È un lavoro molto complesso che si può vedere nella calligrafia sperimentale, nell’arte e nella progettazione di scritte per loghi.
                    Circa nel 2003, dopo molti anni di studio frenetico e di lavoro sul campo e molte mostre ho capito che la calligrafia non doveva rimanere in forma di modelli storici da copiare, ma doveva entrare nel contemporaneo per andare avanti e non rimanere nel XIX secolo. Sono stata fortunata perché ho incontrato grandi maestri calligrafi, bravi tecnicamente e umanamente, che mi hanno indicato la mia strada e la comunità artistica internazionale che mi hanno permesso di formare una mia visione della calligrafia a tutto tondo come un mezzo espressivo completo o come parte di un insieme più grande dove è il messagio che conta. Come nella calligrafia cinese.
                    Quali strumenti si usano ? 
                    Esistono gli strumenti formali: tutti i vari pennini, pennello, stilografiche, pennarelli, ma anche strumenti atipici, che ogni calligrafo e artista si crea o predilige. Lo strumento diventa parte dello stile di un calligrafo o artista, perché come gli stumenti musicali, lo stesso strumento suonato da persone diverse ha un risultato diverso, anche con la scrittura è così. Mani diverse danno scritture diverse, perché per fortuna dietro allo strumento c’è una sensibilità e un’esperienza diversi.
                    So che hai avuto una esperienza importante con la Fondazione Prada, ci racconti qualcosa ?
                    Alla Fondazione Prada sono stata invitata a tenere un ciclo di laboratori sul segno all’Accademia dei bambini, dedicato ai bambini in età prescolare e scolare. Il segno è un bisogno primordiale e fisiologico dell’uomo, come nuotare, mangiare, respirare, giocare. Ho raccolto la mia esperienza ultraventennale con la calligrafia e il segno e l’insegnamento ad adulti e bambini di varie età per creare varie fasi di insegnamento della scrittura ai piccoli e ai loro genitori. Perché ho pensato che fosse arrivato il momento di trasmettere la mia personale esperienza e ho sempre considerato importante l’insegnamento ai bambini perché a loro serve veramente nella vita da adulti. È stata un’esperienza molto bella: il gruppo della Fondazione Prada ha un’organizzazione e una professionalità tipici dei grandi musei e delle fondazioni internazionali e oltre alla possibilità di progettare al meglio ogni fase, ogni incontro, con persone qualificate che mi hanno assistito, è in un luogo architettonicamente studiato per il benessere delle persone. Solo così si possono ottenere i migliori risultati: un laboratorio site-specific, con la parte sociale di servizio alle famiglie.
                    La cultura viene trasmessa così, con la cura dei contenuti e delle forme, e con un lavoro sul territorio, sulle nuove generazioni e stimolando i genitori che diventano soggetti attivi. Per questo progetto ho lavorato sia nella scelta dei materiali: carte e strumenti scrittorii atipici, sia sugli esercizi che ho studiato negli anni e raccolto insieme.
                    Per i bambini ho deciso di usare materiali vicini alla loro, naturali, raccolti: sassi, conchiglie, foglie, rami e inchiostri naturali su carte di tutti i tipi. La scrittura che diventa gioco e sperimentazione. Quello che nei corsi di calligrafia di solito non si può fare. Perché la calligrafia è prima di tutto libertà.

                    Edmondo Bertaina
                    Gazzetta di Torino

                     





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