Il labirinto dei simboli-Frammenti e dialoghi

Frammenti e dialoghi

Installazione a quattro mani di Silvia Beccaria e Chen Li sarà nell'esposizione "Il labirinto dei simboli" nell'ambito di Start Saluzzo Arte dal 26 aprile al 5 maggio 2019. A cura di Rosy Togaci

 Frammenti e dialoghi è un progetto nato dalla riflessione sul concetto di vita e dall’incontro creativo di Silvia e Li. Trame di fili trasparenti accolgono pensieri di grandi autori sull’arte e la creatività, rivisitati dai segni pittorici, dalle scritture di Chen Li e ricomposti dagli intrecci di Silvia Beccaria. Opere costruite su un procedimento di scomposizione in frammenti alla ricerca di un'unità, storie filiformi, tessere di vita, tessere di pensieri, sequenze di pieni e vuoti, accordi e disaccordi, armonie e disarmonie, momenti da ordinare e disordinare come la vita.

INAUGURAZIONE > 26 APRILE ORE 17.30 > >
Il labirinto dei simboli a cura di Togaci
Museo La Castiglia
Piazza Castello 1, Saluzzo (CN)


Dal lunedì al sabato 10,00 – 13,00 / 14,00 – 18,00
Domenica e festività del 1° maggio 10,00 – 13,00 / 14,00 – 19,00

Saluzzo Arte è la manifestazione che apre il Progetto Start e, nel segno dell’innovazione che contamina l’intero evento, negli spazi della Castiglia. La manifestazione si rivolge a un pubblico variegato, offrendo uno spaccato di arte contemporanea nelle sue diverse espressioni. Questa nuova edizione – curata da Togaci Gaudiano e coordinata da Paolo Infossi – seguirà il filo rosso del Carattere. Il piano superiore della Castiglia ospita quindi: Il labirinto dei simboli, un’interessante rassegna che si snoda tra pittura, scultura, installazione, fotografia, dove gli artisti, possono dimostrare che il labirinto conserva ancora quei profondi significati che gli consentono di mantenere il suo misterioso fascino anche tra le più attuali metafore del nostro secolo. La mostra, annovera le suggestive esperienze maturate dagli artisti coinvolti nella Project Room, con Delfina Camurati, Ugo Giletta, Plinio Martelli. Un percorso completato da un altro interessante gruppo di protagonisti che incontriamo in coppia: Sabrina Pantano e Mirela Strora, Livio Ninni e Nicolò Taglia, Armando Riva e Roberta Toscano, Silvia Beccaria e Chen Li, Alessandro Fara e Flavio Ullucci, Claudio Campana e Michele Liuzzi, IDEM Studio con Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi, Angelo Spatola; Pablo Mesa Capella e Silvia Faieta, Leardo Sciacoviello e Luj Vacchino, Giuseppe Berardi e Jins©. In effetti, attraversando le sale, vengono alla luce varie problematiche. Storie, frammenti di vita, pensieri, la ricerca di nuove armonie o le personali riflessioni sulla natura umana; l’evoluzione della coscienza tra vita e sogno, realtà e finzione. Non vengono meno anche altre esigenze che si concretizzano nel desiderio di raggiungere, di assicurarsi dei punti di riferimento, come la riscoperta delle proprie radici tra le inevitabili difficoltà che si incontrano quotidianamente nella contemporaneità. Complessità che sembrano alimentare, in alcuni casi, anche un genuino sentimento di nostalgia per gli spazi aperti, per il profumo dell’erba, per il richiamo esercitato da quella terra che ci rammenta le origini. Elementi che sembrano evidenziare un certo distacco, quel malessere accusato di fronte alle fagocitanti dimensioni assunte dai grandi centri urbani e dalle sconcertanti notizie di cronaca che li circondano. Probabilmente proprio da quei timori, da quel naturale impulso di estraneità, nasce l’esigenza di aggrapparsi necessariamente a qualcosa che possa garantire equilibrio, stabilità.

Frammenti e dialoghi 

Vi è un territorio del senso in cui le immagini e le parole trovano la propria origine, in cui i segni si intrecciano al gesto e al suono prima di articolare un processo compiuto, dal quale scaturirà un dispositivo capace di mettere in forma senso e significato. Quel territorio è caratterizzato dalla fluidità espressiva della creatività, prima che essa possa fissarsi in un apparato compiuto di segni solidificati in immagini o in discorsi, ed è uno stato iniziale del processo artistico cui è molto difficoltoso l’accesso, sia per l’artista, sia per il fruitore dell’opera. Silvia Beccaria e Chen Li si pongono l’ambizioso obiettivo di accedere a quella dimensione originaria del gesto, della scrittura e dell’immagine, attraverso un processo a ritroso, che vede integrare calligrafia, composizione dell’immagine e dell’opera e scomposizione materica, in vista di una ricomposizione dotata di unità e compiutezza. L’anteprima di questo dialogo, che si fa ricerca artistica, è presentata nel settembre 2017 a Torino, e si pone di esporre i primi lavori di un dialogo tra artiste di diversa generazione interessate, entrambe, all’esplorazione del potere evocativo di una gestualità che si fa calligrafia e destrutturazione del supporto. Se da una parte Chen Li reinterpreta con gesto calligrafico testi fondamentali della cultura globale, in un processo che mischia calligrafia occidentale e orientale; dall’altra, Silvia Beccaria scompone il supporto dei quadri e delle opere, tagliandole in strisce di tessuto che solo successivamente verranno ritessute e riarticolate. Questo doppio senso che investe il supporto e la dimensione segnica della produzione visuale, viene messo in dialogo attraverso la realizzazione di quadri calligrafici soggetti a processi di scomposizione e ricomposizione, nel tentativo di ridurre l’opera a frammenti che possano acquisire significato solo dopo la loro ri- tessutazione e ricomposizione. C’è in questo un’attenzione tutta femminile alle piccole cose e alla gentilezza necessaria a prendersi cura dell’intimità umana, storicamente espressa in poesia e colori, al fine di mostrare una capacità generalmente umana di costruire senso nell’integrazione di storie e cose in un processo continuo di rammendo della frammentazione della nostra realtà e delle nostre emozioni. I quadri prodotti dalle due artiste torinesi assumono così la valenza metaforica e materica di un continuo lavoro di ricucitura del mondo, capace di trovare senso e significato laddove prima vi era solo disgregazione, e nello stesso tempo diventano immagini emblematiche che ci impongono di ricordare che la verità e la dignità dello spirito dell’uomo si possono rintracciare solo nelle piccole cose e nei gesti con cui esse sono tenute assieme dagli esseri umani in un continuo e paziente lavoro.

Roberto Mastroianni 

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