La grande tradizione della scrittura orientale trova in Chen Li
un’interprete contemporanea di grande spessore, capace di porre in
relazione parola e immagine, sino a trasformare la prima in un puro
segno, in estensione emotiva del gesto. Non a caso, Chen Li si ispira
a tre grandi poeti della tradizione occidentale, serrando ulteriormente
l’idea di dialogo, di confronto tra culture e modi espressivi
diff erenti che trovano nell'espressione artistica il loro naturale
luogo di apparizione. Nelle carte di Chen Li la sapienza tecnica, il
controllo del gesto e dello spazio vanno di pari passo con la volontà
di comunicazione, con un’urgenza espressiva che è testimoniata dal
perdersi delle singole parole, delle singole lettere in una musicalità
cromatica che le trasforma in note, in accenti del pensiero e del
sentimento. Come nella celebre lirica di Leopardi, siamo di fronte a
un naufragio “dolce”, e come negli splendidi versi di Borges l’arte si
rivela per enigmi, coinvolgendo lo spettatore in un gioco di infi nito
di rimandi e di suggestioni che si compongono in una fi nale armonia
di forme e cromie.
Walter Guadagnini
Il cammino che ha inizio dalle esperienze calligrafiche la porta attraverso l’esplicitazione di un’innata eleganza, frenata a volte dalle esigenze compositive oppure libera nella conquista dello spazio nell’ebbrezza gestuale, nella grazia della voluta, nella robustezza della macchia, alla piena consapevolezza delle sue possibilità. La gabbia del rigo, della sezione aurea del foglio, della fortezza inespugnabile ai non eletti del perimetro a lati paralleli, cittadella esclusiva della parola, le dà sicurezza. All’interno del crogiuolo compositivo Chen Li sa di essere regina, di non poter mettere il piede (la penna) in fallo. Che il supporto primario che fu la carta si trasformi col tempo nella tela, non importa, così come l’indagine nelle culture vecchie e nuove che l’incuriosiscono, la scoperta dei modi differenti di intendere l’afflato poetico, contemplativo o descrittivo, filosofeggiante o zen, romantico e lacerante, sognante e lieve, realistico e crudele. Sposa Oriente ed Occidente, ne interpreta l’unione – il diverso modo di intendere la prospettiva, bidimensionale con sviluppo nell’altezza, tridimensionale con soluzione nella profondità – in modo mirabile. Sconfina a piacere tra segno e colore, lettera e macchia; taglia in diagonale gli spazi, distribuisce pesi e tonalità; gioca con i ritmi, che bilancia in equilibri sospesi come il fiato di chi guarda, stupisce, e capisce. (Gianfranco Schialvino, estratto dalla presentazione per la mostra antologica tenutasi all'isola di san Rocco a Mondovì nel settembre 2011 a cura di Chen Li e dell'arch. Carlo Pellegrino)
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